A dieci anni dagli Accordi di Parigi, il Sustainable Future Forum ha acceso i riflettori su una delle sfide più decisive della transizione: l’acqua. Una risorsa sempre più scarsa e allo stesso tempo strategica per la sostenibilità e per la competitività del Paese. In un’intervista Luca Dal Fabbro, Presidente di Iren e di Utilitalia, ha tracciato un quadro chiaro delle priorità e delle azioni necessarie per garantire la sicurezza idrica, economica e industriale dell’Italia.
Il dato è noto ma resta allarmante: quasi il 40% dell’acqua immessa in rete viene dispersa. “Significa che su 100 molecole depurate, 40 vanno perse: è uno spreco inaccettabile”, ha spiegato il Presidente. Per affrontare questo problema strutturale, Utilitalia e le multiutility stanno investendo lungo tutto il territorio nazionale, grazie anche al ruolo fondamentale del PNRR, che ha permesso di mettere in sicurezza molti tratti di rete. Ma non basta.
“Stimiamo che servano almeno 10 miliardi di euro nei prossimi cinque anni per ridurre in modo significativo le perdite”, ha ricordato Luca Dal Fabbro, annunciando lo studio di nuovi strumenti finanziari che consentano, anche oltre al PNRR, di sostenere gli investimenti sia delle società quotate sia di quelle pubbliche. Accanto alle reti, c’è il tema cruciale della depurazione, su cui Iren è fortemente impegnata con nuovi impianti e tecnologie. Per il Presidente, però, la questione va oltre: “L’acqua è un bene essenziale, il motore dell’economia”. Senza una gestione efficace della risorsa, agricoltura e industria, settori in cui l’Italia è tra i leader europei, non possono reggere. In un contesto climatico sempre più estremo, in cui le piogge sono meno frequenti ma più violente, diventa fondamentale raccogliere e governare l’acqua. Da qui l’importanza di una nuova politica degli invasi, capaci non solo di garantire riserve in caso di siccità, ma anche di ridurre il rischio idrogeologico e le alluvioni. “Investire sull’acqua significa renderci più resilienti quando ce n’è troppa e quando ce n’è troppo poca”, ha ribadito il manager di Iren.
L’acqua è anche un’infrastruttura critica dal punto di vista della sicurezza. Acquedotti e impianti sono gestiti da sistemi digitali (sensori, valvole, attuatori) potenzialmente vulnerabili ad attacchi informatici. Per questo Utilitalia ha promosso il primo convegno nazionale sulla cybersicurezza delle infrastrutture, in collaborazione con le istituzioni competenti. “Serve una forte alleanza tra utility e istituzioni”, ha confermato Luca Dal Fabbro, per colmare il gap tecnologico europeo e proteggere una risorsa così sensibile. La sicurezza dell’acqua è, a tutti gli effetti, una questione di sicurezza nazionale.
Lo sguardo si è poi allargato al contesto geopolitico ed economico. Tra guerre, dazi e tensioni commerciali, l’Europa è chiamata a rafforzare la propria resilienza economica. Il Presidente ha espresso una posizione netta: “Non possiamo bandire il motore fossile al 2035 senza avere industrie europee competitive sull’elettrico”. Il rischio è perdere competitività e sovranità industriale. Con una metafora efficace, ha posto il dilemma: “Vogliamo restare erbivori in un mondo di carnivori?”. In uno scenario in cui la “regola della forza” ha spesso sostituito la “forza delle regole”, l’Europa deve decidere se essere protagonista o subire le scelte altrui. Il cambiamento tecnologico, dall’AI ai data center, rappresenta una sfida ma anche una grande opportunità. “I data center uniscono bit, elettrotecnica ed energia: esattamente il campo delle multiutility”, ha spiegato. L’Italia ha le competenze per diventare un hub strategico, ma serve un vero “Piano Marshall” per l’innovazione e l’intelligenza artificiale, con investimenti massicci a livello europeo.
In chiusura, una riflessione sul futuro e sui giovani. “La rassegnazione dei giovani è la cosa più preoccupante”, ha dichiarato Luca Dal Fabbro. La transizione, per essere davvero sostenibile, deve offrire lavoro, prospettive e speranza alle nuove generazioni. Serve un’alleanza tra giovani e anziani, tra imprese e istituzioni, per costruire un futuro condiviso. “Abbiamo parlato molto di ambiente e finanza – ha concluso – ma in Europa manca una discussione seria e onesta sul futuro dei giovani. Dobbiamo coinvolgerli e renderli protagonisti”.
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